Sante, Il giornalaio del Borgo

Foi de Borg, gennaio 2007, p.7

Il giornalaio del Borgo

Era quella di Sante, il giornalaio, che portava le notizie del mondo nella nostra piccola comunità. Spingeva un carretto nel quale facevano mostra di sé riviste e quotidiani variopinti (il rosa della Gazzetta e il verde di Stadio), che catturavano la nostra attenzione e ci affascinavano. “Giornali!” cantava il messaggero calvo, e raccontava le storie accadute vicino e lontano.

La televisione ancora non esisteva. Era solo la radio a farci vivere le emozioni più grandi: “Un uomo solo al comando! La sua maglia è bianco-celeste. Il suo nome è Fausto Coppi!”

L’edicola era all’ingresso del ponte, a sinistra. Lì le donne del Borgo compravano i loro sogni romantici: Grand Hotel, Bolero Film e, se non avevano i soldi, chiedevano a Sante il permesso di sfogliare in fretta il giornaletto per sapere come andava a finire la vicenda di cuori infranti: un intervallo rosa in una vita grigia e difficile.

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Quando la scuola Decio Raggi entrò in guerra

Il racconto di Dino Spadoni – Foi de Borg – aprile 2008, p.8

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La scuola Decio Raggi venne inaugurata con la… mia terza. Frequentavo, appunto, la terza elementare quando nel 1939 l’anno scolastico l’ho vissuto nella nuova sede, imponente, moderna ed austera. C’era un abisso con il vecchio e cadente edificio scolastico: il Cortilone del prete, la nostra “alma mater”. Lì il riscaldamento – si fa per dire – era garantito da vecchie stufe di terracotta, in ambienti pieni di spifferi. La nostra grande meraviglia fu quella di trovarci di fronte ai termosifoni (visti per la prima volta!), aule e corridoi immensi, pavimenti in linoleum, bagni spaziosi e ben tenuti. E poi la palestra, con i suoi attrezzi…Anche i docenti erano diversi!
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Il racconto di Nonna Elsa – il Borgo negli anni ’20

Nonna Elsa abitava di fronte al Borgo, dall’altra parte del fiume. Nella Castellaccia. Ma si sentiva un tutt’uno coi borghigiani, ai quali ora dedica una piccola dichiarazione di amore… la stessa che riserva al mondo della propria infanzia.

Avevo circa 9 anni (adesso ne ho 83) ed abitavo vicino al lavatoio, di lato al fiume Marecchia. Lo sapevate che il Borgo lo chiamavano,quelli con la puzza sotto il naso, il Borgo della Merda?

E proprio quelli lì hanno poi comprato tutte le case lasciate dai borghigiani doc, hanno costruito i palazzi, tentando di cambiare o rovinare un Borgo che è sempre stato il più bello di tutti i borghi di Rimini.  Tutti lo invidiano, tutti lo vogliono imitare ma non c’è niente da fare, i borghigiani sono gelosi della loro “ricetta”ed hanno ragione!

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Le case a schiera demolite nel 1933

borgo San Giuliano, Rimini: le case demolite nel 1933

Il Borgo San Giuliano, quartiere povero e degradato, ha sempre attirato l’attenzione quasi sadica degli urbanisti, a partire dagli inizi del ‘900: in tutti i progetti edilizi questo rione doveva necessariamente essere stravolto se non distrutto.

E questo fino a ieri: negli anni ’70, anche l’illuminato architetto De Carlo – pur apprezzando la comunità borghigiana – aveva previsto nel Piano Regolatore lo sventramento del nostro tessuto urbano. L’attuale risanamento spontaneo – non programmato – ha salvato il vecchio Borgo, garantendogli definitivamente un futuro.
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