1992- ESPOSTI ALLE INVASIONI Cronaca di un avamposto

Prima della città, fuori dalle mura, il Borgo S. Giuliano è un avamposto. Ancora oggi il Ponte Tiberino rappresenta uno dei passaggi obbligatori, e forse il più importante, per entrare in città. Ieri come oggi, a noi piace pensare al Borgo S. Giuliano come ad una terra di transito per passare da una parte all’altra; una terra di confine e di contaminazioni, fra il dentro e il fuori, fra il vecchio e il nuovo. Come un Giano bifronte, il Borgo è la soglia che permette il passaggio e la comunicazione: è la Porta che segna l’inizio, che offre la sua protezione a chi arriva e a chi parte.

COP FESTA DE BORGH 1992Così, «esposti alle invasioni», il Borgo S. Giuliano ha vissuto e vive, prima della città, le invasioni dei barbari. I barbari di ieri, quelli che distruggevano e saccheggiavano le terre; ed i «barbaros» di oggi, quelli che sono solo stranieri e non sanno parlare la lingua del posto. I barbari di ieri sono già nella Storia, mentre i «barbaros» di oggi sono ancora in movimento, si spostano di continuo e riempiono le cronache dei nostri giorni.
Dalle violenze dei primi veri barbari, siamo passati ai disagi, al travaglio, alle difficoltà dei nuovi «barbaros», di coloro cioè che sospinti, spinti o cacciati fuori dalla propria terra, cercano una nuova sistemazione, con tutto ciò che questo comporta: per chi parte, per chi rimane ed anche per chi deve accogliere gli stranieri.
Stranieri per un giorno o stranieri per sempre; stranieri d’estate e stranieri d’inverno; stranieri comodi e stranieri scomodi, stranieri di fatto e stranieri fatti dalle paure e dai pregiudizi; stranieri bianchi e stranieri neri; stranieri per forza e stranieri per vocazione; stranieri accettati e stranieri subiti; stranieri che ridono e stranieri che fanno ridere.
I BARBARI BARBARI, GLI STRANIERI BARBARI, I BARBAROS STRANIERI, GLI STRANIERI STRANIERI, GLI ESTRANNEI STRANIERI, GLI STRANIERI ESTRANEI.
Per tutti questi il Borgo S. Giuliano ha rappresentato e rappresenta un avamposto; di tutti questi ne conserva la memoria e rinnova continuamente la propria funzione «storica». Così, fra distruzioni e rinascite, imposizioni e privilegi, dispiaceri e amori, paure e desideri, reale e immaginario, si forma la società e la cultura di un avamposto.
COSÌ, ESPOSTI ALLE INVASIONI, COSì ESPOSTI ANCHE ALLE CULTURE DEI BARBARI.
Fabio Biondi

La vita è un ospedale in cui ogni ammalato è
posseduto dal desiderio di cambiar letto. Uno vorrebbe
soffrire accanto alla stufa, l’altro crede che guarirebbe
se stesse vicino alla finestra.
A me sembra di essere felice dove non sono, e la
questione del cambiar dimora è tema di un dialogo
incessante con la mia anima.
Baudelaire

«Cambiar dimora», chi di noi non ha mai desiderato nel proprio intimo di vivere in un altro luogo, quanti di noi sentono il sottile richiamo di un altra terra. Aggiungiamo a questi impulsi dell’animo problematiche di tipo economico, politico, sociale che rendono impossibile la vita in certi luoghi ed eccoci costretti a migrare a ritrovare la nostra natura nomade. Allora siamo costretti ad invadere altri spazi, altre terre, incontriamo genti «Esposti alle invasioni». Il Borgo di S. Giuliano è uno di questi luoghi, un Avamposto in quanto fuori dalle mura della città, non protetto, e fin dall’antichità disposto/costretto a subire/accettare violente e pacifiche invasioni.
Oggi l’invaso sotto il ponte di Tiberio, diventa il teatro dove far rivivere reali e immaginarie invasioni, dove far confrontare/scontrare gruppi di uomini, diversi solo nel colore della Bandiera che portano. Uomini che non cercano sempre e solo una terra dove piantare la propria bandiera in segno di conquista, ma spesso si accontenterebbero di un luogo dove poter sventolarla dove poter comunicare a tutti la propria cultura senza rinnegare la propria identità. La gente di un Avamposto è consapevole di questo, non costruisce mura o fortificazioni dietro le quali nascondersi, non si arma di un esercito, al massimo erge barricate suite quali con fierezza si difende. Qualsiasi sia il risultato è pronta al confronto come alla ricostruzione e in tutti e due i casi sà che il passaggio di un’altra cultura arricchirà le radici della propria.
Su queste considerazioni abbiamo costruito lo spettacolo, e abbiamo anche voluto giocare o come si usa dire oggi «decontestualizzare», proponendolo mediato dal mezzo di informazione c he oggi più di tutti «invade» le nostre vite, la televisione. Alla finzione teatrale, che vive nella natura di uno spettacolo, abbiamo aggiunto l’invadenza di un telegiornale che propone informazioni e notizie con la logica di una fiction televisivo/cinematografica. II pubblico potrà seguire lo spettacolo anche attraverso degli schermi giganti, dai quali «invadenti giornalisti» commenteranno gli avvenimenti.
Per quanto riguarda la festa all’interno del Borgo, un gruppo di attori/animatori creeranno in strade e piazze diverse situazioni in tema con lo spettacolo mantenendo i visitatori in un continuo stato di allerta. Anche l’allestimento contribuirà a creare questa suggestione per entrare il più possibile nel clima di un Avamposto.
Cosi l’8a edizione della «Festa de Borg» può avere inizio: come sempre il borgo apre le sue strade, addirittura le sue case, prepara accoglienti stands gastronomici, numerosi intrattenimenti musicali; il tutto per accogliere la vostra pacifica «invasione», dopotutto ci sembra il modo migliore per continuare a formare ed accrescere la cultura di un Avamposto.

Gianluca Reggiani